Navigando in rete e leggendo alcuni giornali (Nova, il settimanale del Sole 24 ore) è facile imbattersi di questi tempi in articoli che parlano del web del futuro: il cosiddetto web 3.0. Siamo ancora agli albori, tutto è un po’ fumoso, ma alcune indicazioni su come dovrebbe essere il nuovo Internet sono già presenti.
Si parla di un web costituito da una ragnatela di siti in grado di condividere dei contenuti, basati soprattutto sui video,dove un ruolo predominante sarà svolto dalla comunicazione personale attraverso i blog.
Viene definito web semantico e la parola d’ordine utilizzata sarà: condivisione.
Di recente l’argomento è stato affrontato nell’annuale edizione del Web 2.0 Summit, svoltasi a San Francisco. I commenti entusiasti si sono sprecati e molti, tra i quali i dirigenti di Google e Paul Allen (deus ex machina della Apple), si sono detti pronti ad investire capitali in questa nuova frontiera.
Anche il New York Times, uno dei più autorevoli quotidiani del mondo, ne ha parlato, descrivendo un web in grado di dare risposte attraverso agenti intelligenti, il cui compito è quello di generare servizi (per esempio rispondere all’utente che chiede quale è la vacanza più conveniente).
Bisogna cercare di capire se si può iniziare a parlare di web 3.0, ho più realisticamente se ci troviamo di fronte ad uno sviluppo dell’attuale web 2.0.
Forse è ancora prematuro dare per certe queste tecnologie che appaiono di terza generazione, ma ricordiamoci anche di servizi (per esempio Internet) che fino a venti anni fa erano considerati pura fantascienza e che oggi sono realtà.